«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.2 - Giugno-Agosto 2006
Articolo precedente Articolo succcessivo Stampa l'articolo

Politica - Referendum del 25-26 giugno

La trappola della mediazione

La presenza politica dei cattolici intrappolata da una tattica che si trasforma in strategia

di Marco Zanini

Referendum abrogativo sulla legge in materia di fecondazione artificiale; elezioni politiche; elezioni amministrative, parziali ma importanti; referendum sulla riforma costituzionale. Abbiamo avuto un anno di continue consultazioni popolari, che ha riaperto un problema che ci sta particolarmente a cuore: quello della presenza politica dei cattolici, dei modi e dei contenuti e dell’efficacia di questa presenza.
Si è trattato quindi di quattro voti molto diversi. Il referendum sulla legge 40 ha messo in evidenza che tra l’opinione pubblica ufficiale, impersonata in particolare dalla stampa di sinistra e dalle agenzie di manipolazione culturale della stessa area, e l’opinione pubblica reale c’è uno scarto notevole, che un’adeguata opera di informazione e di sensibilizzazione può far esplodere. Diciamo che quando si riesce a sintonizzare il cuore e la mente delle persone, il risultato è quello di una riscoperta dei valori più profondi. Nelle altre elezioni l’appello non è stato alla mente ed al cuore, ma, per dirla col gergo oggi di moda, alla pancia degli elettori, cioè alle simpatie ed antipatie irrazionali, al ‘tifo’, ai sentimenti ed ai risentimenti: e questo ha portato ad enfatizzare le spaccature e le divergenze, creando un clima che sarà difficile ricomporre e superare. La lotta per il potere ha prevalso sugli orientamenti al bene comune, anche nel referendum costituzionale.
In questo quadro l’atteggiamento dei cattolici è stato unitario, ma non quanto lo è stato nel referendum sulla fecondazione artificiale. Bisogna però sottolineare che questa unità è stata promossa da un deciso atteggiamento della Chiesa, che ha dichiarato non negoziabili e intangibili i valori della vita. Nelle altre elezioni si è andato in ordine sparso. Ora è evidente che l’unità non è necessaria su tutto: in necessariis unitas, in dubiis libertas; ma la dispersione c’è stata anche su alcuni punti sui quali non avrebbe dovuto esserci, come la questione del ‘pacs’ (i diritti para-familiari delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali) e altre istanze di vecchio laicismo e di ammuffito anticlericalismo, sostenute da una parte della coalizione di sinistra e tacitamente tollerate dalla parte restante, compresi i cattolici, di quell’area. Ora, si ha un bel da proclamare che questi temi, non essendo nel programma dell’Unione, non costituiscono un impegno o un obiettivo politico del governo o della coalizione vincente. Nella realtà, essendo ogni componente dell’Unione necessaria e condizionante per tenere in piedi il governo, quelle tematiche controverse entrano di forza nei programmi e nell’azione governativa. Lo si è visto già con l’iniziativa del ministro Mussi che ha rinnegato l’opposizione dell’Italia al finanziamento comunitario della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali e sugli embrioni. È sconcertante che queste cose accadano in un governo presieduto da un cattolico, sia pure ‘maturo’; ma è inevitabile che accadano quando se ne sono create le condizioni. E siamo solo agli inizi: già si propongono la ‘stanza del buco’ e altre facilitazioni per favorire le tossicodipendenze; e le proposte arrivano dal ministro per la salute (sic) e dal ministro per le politiche giovanili!

La mediazione
I cattolici nell’Unione non stanno reagendo come era lecito attendersi; anzi stanno cadendo nella trappola della ‘mediazione’, che è stata esiziale per la politica cattolica. La mediazione è certamente un elemento della politica, è una tattica, ma non può diventare una strategia. Ha senso quando è strumento di un preciso disegno politico, non quando diventa l’unico modo per marcare una presenza politica e si riduce in verità ad una progressiva resa mal mascherata in nome dell’unità della coalizione o delle esigenze di governo. Anche il disegno di costituire un “intergruppo” parlamentare, una specie di lobby cattolica trasversale in parlamento, è già stato osteggiato e sta naufragando con l’alibi della mediazione. E dalla sirena della mediazione sembrano tentati anche i cattolici che oggi stanno all’opposizione.
Non vorremmo che si tornasse ad una situazione che abbiamo già conosciuto e patito. Una situazione nella quale i cattolici in politica si limitano alla gestione del potere, da destra e da sinistra, mentre la vera elaborazione politica resta affidata ai pronunciamenti ed agli indirizzi della Chiesa. Noi sosteniamo il diritto e il dovere della Chiesa di intervenire anche in campo politico, come ‘maestra di umanità’; ma vorremmo che i cattolici in politica fossero capaci di essere fedeli alla loro dichiarata ispirazione, e sapessero trarre da essa tutte le conseguenze anche politiche. Vorremmo insomma che sapessero far politica da cattolici, senza costringere la Chiesa ad una continua azione di supplenza che non le giova.
C’è una dottrina sociale della Chiesa ricca, duttile ed aggiornata da cui attingere. C’è un pensiero politico cattolico forte ed organico, da mettere a frutto. C’è una tradizione da far rivivere e da onorare. Su queste dimensioni bisogna rimettere a punto l’elaborazione politica cattolica ed organizzarsi, nei modi che le contingenze consentono e l’intelligenza suggerisce, per farla valere. Limitarsi alla mediazione, ad implorare un po’ di attenzione da questa o quella coalizione, fare la ciliegina su torte mal cucinate, non è né dignitoso né produttivo. La Chiesa ha fatto e sta facendo la sua parte con coraggio e fermezza: adesso tocca ai laici impegnati in politica. Con l’avvertenza che impegnati non significa ‘dati in pegno’ a qualche altra forza egemone.

Cerca
La frase
S. Caterina da Siena