«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.2 - Giugno-Agosto 2006
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Ricorrenze

P. Marco d’Aviano ‘profeta’ della ‘Casa comune europea’

La croce autentica del Beato è stata accolta a Pordenone il 13 maggio scorso

di Bruno Fabio Pighin (*)

Giovanni Paolo II, giunto a Pordenone il 30 aprile 1992, salutò l’enorme folla accorsa davanti al municipio, ricordando uno dei figli più illustri di quella «terra nobile e antica» situata tra Livenza e Tagliamento: «Il servo di Dio Padre Marco d’Aviano, conosciuto anche nella mia Patria (Polonia) per il contributo spirituale offerto all’unità dell’Europa… quando fu scongiurato, nel 1683, attorno a Vienna, il gravissimo pericolo che incombeva su tutto l’Occidente cristiano».
Fino ad allora il grande Avianese era noto come taumaturgo e come instancabile missionario per le strade del vecchio Continente. Ma il Papa volle presentarlo pure come un ‘profeta’, che pose alcune basi essenziali per la costruzione della ‘Casa comune europea’, saldamente fondata sulle radici cristiane.
L’emblema più evidente di tale profezia era costituito dalla Croce, simbolo di fede e di cultura, inseparabile dalla figura di Padre Marco. Egli teneva stretto nella mano destra il Crocifisso in ogni circostanza, alzandolo davanti alla gente che incontrava, soprattutto sul Kahlenberg, in quel fatidico 12 settembre 1683, che determinò la liberazione da un pericolo mortale per la civiltà europea.
Proprio quel ‘segno’ autentico, per eccezionale concessione del Vescovo Ilija Jianjic, è giunto da Kotor in Montenegro – dove è finito per uno strano gioco della storia – ed è stato accolto con una solenne concelebrazione presieduta nella concattedrale di S. Marco dal Vescovo Ovidio Poletto il 13 maggio scorso, alle ore 18. Quindi potrà essere venerato ed ammirato da chiunque fino al 31 agosto 2006, nella sede della provincia a Pordenone, nell’ambito della mostra imperniata sul ‘Tesoro delle croci’, che non a caso si intitola In hoc signo.
Esso è stato collocato, per logica associazione, accanto ad un’altra celeberrima croce: quella del Pastorale in argento di Giovanni Paolo II, l’amato Pontefice che volle proclamare Beato il nostro conterraneo e che si adoperò con tutte le forze per abbattere il muro di divisione tra l’Est e l’Ovest europeo, unendo popoli diversi in una casa comune.
La liberazione di Vienna dall’assedio degli ottomani, nel 1683, pose fine a un preciso disegno espansionistico che avrebbe dovuto spazzare via la cultura europea, con la distruzione di quanto il cristianesimo era riuscito a plasmare nel corso dei secoli. La salvezza dell’Occidente fu allora riconosciuta quale opera principale di Dio, nel segno della croce.
Sulla scia di tale luce spirituale proseguirono le imprese di Marco d’Aviano fino alla sua morte, avvenuta nel 1699, coinvolgendo cattolici e protestanti in iniziative storicamente rilevanti, quale fu la ‘Lega di Augusta’, con un’apertura ecumenica assolutamente inedita ai suoi tempi, che oggi merita una riscoperta e una valorizzazione, stimolata dall’umile ma potente Croce lasciataci dall’indomito Cappuccino, onore della nostra terra e genio della nostra identità.

(*) Direttore degli eventi In hoc signo

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S. Caterina da Siena