«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.2 - Giugno-Agosto 2008
Articolo precedente Articolo succcessivo Stampa l'articolo

Anniversari

La chiesa e il collegio San Girolamo dei Croati

A Roma sono presenti da 550 anni

di Jure Bogdan

Nel nuovo Annuario Pontificio per l’anno 2008, nella sezione intitolata ‘’Istituti Ecclesiastici di Educazione e di Istruzione’’, nel capitolo “Collegi e Convitti per Alunni Sacerdoti’’, è stato pubblicato l’elenco dei 40 collegi ecclesiastici nazionali e internazionali di Roma. Tra di essi vi è anche il Pontificio Collegio Croato di San Girolamo, che nella sua attuale struttura esiste e, con alcune interruzioni, opera dal 1901. L’Annuario della Diocesi di Roma nell’elenco delle chiese rettorie riporta regolarmente anche la Chiesa Croata di San Girolamo, che si trova attaccata e connessa allo stesso Collegio. Ambedue hanno una storia assai lunga e ricca, che dura da oltre 550 anni.

Da Giovanni IV alla Confraternita di San Girolamo
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo i barbari poco a poco conquistarono anche le città della provincia romana dell’Illyricum. L’antica Salona, l’attuale Solin, non lontano da Split, che allora era il maggiore centro politico, culturale e religioso sulla costa orientale dell’Adriatico, fu rasa al suolo nel 614 o 626 d.C. Proprio attorno a quegli anni i Croati giunsero nella loro attuale patria. Vi trovarono una popolazione di origine e cultura romana e una gerarchia ecclesiastica assai ben organizzata e strutturata. A testimonianza del cristianesimo nell’Illyricum romano vi sono numerose basiliche paleocristiane in Salona e in generale sulla costa dalmata ma anche al suo interno. Papa Giovanni IV, dalmata, figlio di Venanzio Scolastico di Dalmazia, vescovo di Roma dal 24 dicembre del 640 sino al 12 ottobre del 642, inviò l’abate Martino, proveniente da un non meglio precisato monastero romano, nella Dalmazia distrutta e saccheggiata per trovare e riscattare le reliquie dei martiri cristiani e numerosi schiavi cristiani. L’abate Martino tornò a Roma con le reliquie dei martiri di Salona e dell’Istria. Le reliquie sono ancora oggi conservate nella cappella del Battistero di San Giovanni in Laterano. Papa Giovanni IV consacrò la cappella al martire Venanzio. Lo fece con ogni probabilità come segno di rispetto per suo padre, il cui nome era appunto Venanzio. All’interno della cappella Giovanni IV fece porre dei mosaici raffiguranti i martiri di Salona e dell’Istria. Questi mosaici, con le figure di diciassette santi e martiri e con i nomi dei martiri salonitani e istriani, sono tuttora conservati e ammirabili nella suddetta cappella. Il viaggio dell’abate Martino in Dalmazia, per quanto si sa, è il primo contatto della Chiesa di Roma con le tribù croate appena stanziatesi in quei territori. Fu solamente l’inizio. Ben presto infatti iniziò la lenta ma costante e sistematica conversione al cristianesimo del popolo croato. Fu un processo che durò diversi secoli.
A partire da questo periodo i croati iniziarono volentieri e con solerzia a compiere pellegrinaggi nei luoghi santi, soprattutto sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo.
Dalle fonti storiche giunte sino a noi sappiamo altresì che in Roma sin dall’antichità era presente una stabile e relativamente numerosa comunità di persone provenienti dalle regioni croate. All’inizio del XV secolo costoro si riunirono in un pio sodalizio denominato Venerabilis Societas Confallonorum Slavorum Burghi S. Petri, che aveva sede in via Borgo Vecchio, vicino al Vaticano. I membri di questa pia società provenivano dalla Slavonia, dalla “Croazia del Nord”, dalla Dalmazia, dalla Bosnia, dall’Erzegovina, dall’Istria ed erano chiamati con il nome generico di Slavi (Sclavoni o Schiavoni), Illiri, Dalmati, Croati… Il nome più comunemente usato nelle fonti medioevali per queste persone è Slavi o Illiri. Questa comunità ben presto, a causa della sua efficiente organizzazione e delle sue attività, godette di un sempre maggior prestigio nella città di Roma. A questo contribuì anche la santità di vita di alcuni sacerdoti che operavano in tale comunità.

L’ospizio e l’ospedale
A capo della pia società croata in Roma, nell’anno 1441, vi era il sacerdote della diocesi di Ston (Stagno) Girolamo di Potomje (Potoma), nella penisola di Pelješac (Sabbioncello). Dal momento che il numero dei membri del sodalizio illirico - successivamente divenuto confraternita - era in continuo aumento, l’eremita Girolamo pregò Papa Niccolò V perché concedesse l’autorizzazione e fornisse l’aiuto per la costruzione di un ospizio e di un ospedale particolare per i propri compatrioti provenienti dalle varie regioni croate. Con il Breve Piis fidelium votis del 21 aprile 1453 Niccolò V donò al pio sodalizio dei croati la allora diroccata Chiesa di Santa Marina, vergine e martire, vicino all’Ara Pacis, il mausoleo dell’imperatore romano Ottaviano Augusto. Assieme alla chiesa donò loro anche un terreno in loco e concesse l’autorizzazione per la costruzione di un ospizio e di un ospedale. In breve tempo i membri del pio sodalizio croato rinnovarono la chiesa e la dedicarono al “maggior studioso della Sacra Scrittura”, ovvero San Girolamo Dalmata, Padre della Chiesa, traduttore della Sacra Scrittura, originario di Stridone in Dalmazia. Furono costruiti in breve tempo anche l’ospizio e l’ospedale. Il suddetto pio sodalizio era chiamato con diversi nomi, come ad esempio “società” o “confraternita”, ma dal 1544 assunse la denominazione di “congregazione”. In tale anno papa Paolo III confermò gli statuti della Congregazione e da allora la confraternita-congregazione doveva avere a capo un Cardinale Protettore.
La Confraternita era particolarmente attiva in ambito caritativo. Come primo compito aveva la cura dei propri membri e più in generale dei propri connazionali presenti in Roma e dintorni. Un costante impegno era dedicato anche ai pellegrini croati che giungevano a Roma in sempre maggior numero. La sua attività si estendeva sino a Napoli e alle altre città portuali della penisola appenninica, dove giungevano i prigionieri provenienti dai territori croati che i turchi vendevano come schiavi. La Confraternità riscattò molti di questi infelici ridando loro la libertà.
Una delle cure maggiori della Confraternita era altresì rivolta ai giovani che si erano decisi per il sacerdozio.

La Chiesa collegiale e il Capitolo
L’8 febbraio dell’anno 1566 Papa Pio V elevò la Chiesa di San Girolamo al titolo cardinalizio. Terzo cardinale titolare divenne, nel 1570, Felice Peretti da Montalto, francescano conventuale «… discendente di una famiglia croata originaria della Dalmazia». Il 24 aprile del 1585 fu eletto papa con il nome di Sisto V. I cinque anni del suo breve pontificato sono rimasti nella memoria della Chiesa per le grandi opere architettoniche di cui fu promotore e patrocinatore nella città di Roma ma anche per le riforme nella Curia romana e più in generale nel governo della Chiesa.
Ancora da cardinale titolare della Chiesa di San Girolamo egli ebbe cura della Chiesa affidatagli e da Sommo Pontefice fece demolire l’allora chiesetta di San Girolamo e ricostruire dalle fondamenta una chiesa di stile barocco sobrio più grande, bella e funzionale, che fu terminata nel 1589. Nella Festa di San Girolamo, il 30 settembre 1589, Sisto V inaugurò di persona la nuova chiesa alla presenza di venticinque cardinali.
Con la Bolla “Sapientia Sanctorum”, del 1° agosto 1589, assieme alla Chiesa fu istituito il Capitolo, costituito da sei canonici e quattro beneficiati. I membri del Capitolo dovevano essere originari delle regioni illiriche e utilizzare in maniera attiva e passiva la lingua illirica. Quando sorse il problema di cosa si dovesse intendere per illirico e quali terre comprendesse tale definizione, il Tribunale della Sacra Rota decretò, il 10 dicembre 1655, che nel contesto di San Girolamo si dovevano considerare illiriche, ovvero croate, le seguenti regioni: la Dalmazia, la “Croazia del Nord”, la Bosnia e la Slavonia. Sotto la guida del presidente della Confraternita, il raguseo Stjepan Gradić, studioso e diplomatico, il cartografo Andrea Buffalini disegnò nel 1655 una carta geografica delle suddette terre illiriche, il cui originale è conservato presso il Collegio di San Girolamo. Nell’angolo superiore destro di tale carta geografica vi è un testo latino che così recita: «Come la Confraternita del popolo illirico è stata istituita dagli illiri di Dalmazia, Croazia, Bosnia e Slavonia giunti (e stabilitisi) a Roma, allo stesso modo solo i loro connazionali, o coloro che da quelle terre provengono e parlano la lingua slava, devono condividere i loro diritti, come deriva dalla decisione della Sacra Rota del 10 dicembre 1655, dinanzi all’eminentissimo Padre Signor Prioli. Pertanto, per evitare incomprensioni e imbrogli, sono stati disegnati questi quattro regni e le loro regioni affinchè si possa distinguere quali luoghi bisogna comprendere e quali vadano esclusi». Nella raccolta di dati più precisi sull’Illyricum sembra che il Gradić sia stato aiutato da Ivan Lučić di Trogir (Traù) e Girolamo Pastrizio (Jeronim Paštrić) di Split. Valutando il corso e l’esito della controversia sul significato terminologico e geografico del concetto di “illirico”, lo storico Stjepan Krasić così afferma: «Questa controversia è di significato e importanza fondamentale per la storia croata, innanzitutto perchè ambedue le parti furono costrette a ricorrere a prove scientifiche di natura storico-geografica ed etnica, così che per la prima volta nella storia moderna si lima e implementa la terminologia nazionale, si interrogano tutte le fonti storiche disponibili e si stabiliscono le frontiere all’interno delle quali vivono i Croati, ma anche perchè questa controversia ebbe grande risonanza non solamente a Roma ma anche presso gli intellettuali della Madrepatria, come Juraj Ratkaj, Ivan Grizogon, Aleksandar Ignacije Mikulić e numerosi altri. Non è poco rilevante neppure il fatto che tale controversia, così come quella sulla lingua letteraria unica, quale questione fondamentale della futura unità culturale e politica, nonostante la divisione della Madrepatria croata in quattro stati diversi, venne iniziata proprio a Roma, che a partire dalla metà del XV secolo era divenuta il luogo di incontro e raduno estero più importante degli intellettuali croati provenienti da ogni regione, il che ebbe conseguenze fondamentali e a lungo termine per tutti i successivi avvenimenti in queste regioni».
La morte improvvisa di Sisto V il 27 agosto del 1590 impedì allo stesso papa di realizzare molti dei progetti che aveva in mente e quindi anche quelli relativi alla comunità illirica ovvero all’Istituto di San Girolamo. Nonostante questo, il nuovo Capitolo con i canonici e la Confraternita di San Girolamo continuarono a operare sino al 1901. (…)

(Dall’intervento di Monsignor Jure Bogdan alla conferenza per i primi 550 anni del Collegio croato di San Girolamo, tenuta a Roma il 3 aprile scorso, al circolo dell’Ambasciata croata presso la Santa Sede).

Cerca
La frase
S. Caterina da Siena