«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.2 - Giugno-Agosto 2008
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Recensioni

Il martirologio della Chiesa croata

Presentato a Zagabria l’ultimo libro di don Anton Baković

di Felice Maggia

Correva l’anno 2000 e il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, di santa memoria, indisse l’anno della commemorazione dei Martiri Cristiani: ‘‘Venerare nei martiri il Cristo’’, questo fu il titolo di quella serie di convegni che si svolsero durante l’ultimo Anno Santo. Nel mese di maggio si svolse a Roma quello dedicato ai martiri dell’Europa dell’Est e del nazismo.
Le celebrazioni in ricordo delle persecuzioni di ogni genere si svolsero lungo tutto l’arco dell’anno e per aree storico-geografiche che abbracciano tutti i continenti.
Alla fine del 2007, l’attuale Pontefice Benedetto XVI, beatificò un numeroso gruppo di martiri della guerra civile spagnola; per l’esattezza 430 persone.
Il 12 marzo scorso, nel salone d’onore vecchio del consiglio municipale di Zagabria, si è svolta la cerimonia di presentazione all’opinione pubblica dell’ultima fatica di don Anton Baković, Il Martirologio Croato del XX Secolo.
Don Anton è noto anche da noi per aver pubblicato una traduzione italiana del suo precedente volume Le martiri della Drina (Dehoniane - Roma 1996) che è stato apprezzato anche da papa Giovanni Paolo II e che è valso l’inizio del processo di beatificazione delle 5 suore di diversa nazionalità, note appunto con l’appellativo di “Martiri della Drina”.
Alla cerimonia di presentazione hanno preso la parola, illustrando il significato storico, morale ed ecclesiastico del martirologio, monsignor Mile Bogović, esperto di storia oltre che vescovo, e due professori della stessa materia, l’accademico Franjo Sanjek e il prof. Juraj Kolaric; il professore di diritto Zvonimir Separović presidente della società croata di vittimologia e naturalmente lo stesso autore don Anton Baković.
Il pubblico numerosissimo nonché le autorità ecclesiastiche e civili, i rappresentanti della stampa e della televisione, hanno riempito ogni ordine di posti della grande sala nella storica città alta di Zagabria.
Il martirologio identifica, con nome e cognome, 663 vittime e presenta per ognuna di esse una breve biografia comprendente anche un resoconto sulla morte, il tutto corredato, ove possibile, da una fotografia. Va naturalmente sottolineato che le 663 figure ecclesiastiche che hanno perso la vita e che sono elencate nel martirologio, sono quelle che hanno pagato nelle persecuzioni del XX secolo il prezzo più alto per la loro testimonianza di fede, ma gli abusi e le violenze su ecclesiastici e laici non si fermano ad esse. Lo stesso autore don Baković ha passato 10 anni in galera e nei lavori forzati per aver fedelmente servito Cristo e la sua Chiesa.

Alcuni quadri statistici
Il martirologio fornisce anche alcuni quadri riassuntivi e statistici. I seguenti sono i numeri degli ecclesiastici uccisi a seconda delle nazioni: croati 663, tedeschi 330 (in parte uccisi dai nazisti e in parte dai comunisti), sloveni 220, polacchi 187, albanesi 67, cechi una ventina circa, slovacchi 14, ungheresi una decina.
Un secondo quadro statistico suddivide i martiri croati per diocesi e per comunità religiose maschili e femminili. Vi sono poi altri due riassunti statistici: a seconda della posizione che le vittime occupavano in seno alla chiesa (vescovi, presbiteri, seminaristi minori e maggiori, fratelli laici e suore). Infine si identificano i carnefici, non tanto per nome e cognome dei singoli assassini quanto per le formazioni armate (eserciti, milizie ecc…), per i regimi e le ideologie a cui appartenevano: partigiani comunisti durante la seconda guerra mondiale (fino al 9 maggio 1945), il regime jugo-comunista dopo la data citata, cioè in tempo di pace, l’esercito jugo-comunista, i paramilitari cetnici, le truppe di occupazione, i bombardamenti alleati, il regime della N.D.H., l’armata rossa, il regime monarchico granserbo tra le due guerre mondiali, i comunisti albanesi, e infine le più recenti vittime delle guerre dell’ultima decade del secolo passato sia in Croazia che in Bosnia Erzegovina ecc.
Va detto anche che non proprio tutte le vittime comprese nel martirologio sono di nazionalità croata. Troviamo infatti alcuni martiri di nazionalità tedesca o ungherese soprattutto nel Banato e nella Backa, oppure sloveni o italiani, tra cui l’istriano di Pirano don Francesco Bonifacio per il quale è stato aperto un procedimento diocesano di beatificazione a Trieste. Casi simili furono inseriti nel martirologio della chiesa croata o perché erano incardinati in diocesi croate (il caso dei sacerdoti profughi dalla Slovenia), o perché erano comunque legati a comunità croate, essendo pastori di parrocchie a popolazione croata.

Errata corrige
Nel numero 1/2008 di Nova et Vetera, per un errore di stampa nell’articolo di Felice Maggia «Il Kosovo ieri e oggi», si leggeva nella seconda colonna: «a) il Congresso di Vienna del 1878…». Avrebbe dovuto essere: «a) il Congresso di Berlino del 1878…». Ce ne scusiamo con i lettori.

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