«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
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Balcani

Sarajevo è la “Gerusalemme d’Europa”

Venti anni fa cominciava il feroce assedio della capitale della Bosnia e Erzegovina che durò 4 anni

di Vinko Puljic (*)

In questi giorni, con esattezza il 5 aprile del 2012 - Giovedì di Passione della nostra Settimana Santa – si compiono venti anni dalla tragica guerra in Bosnia e Erzegovina e dal drammatico assedio della città di Sarajevo.
Si è trattato del più lungo assedio del ’900, dall’aprile 1992 al febbraio 1996. Quattro anni di violenza, di sofferenza, di bombe ogni giorno… è un suono tutto particolare a cui le mie orecchie si erano abituate, tanto da essere costretto oggi ad un apparecchio per poter riacquistare l’udito perso in quegli anni.
Non è facile a venti anni di distanza – un tempo ancora troppo breve - raccontare quello che è avvenuto a Sarajevo, città della antica convivenza tra cristiani, ebrei e musulmani, da sempre. Ma anche città del conflitto e della sofferenza. Sarajevo racchiude in qualche modo l’inizio e la fine di ogni guerra del ’900. Da Sarajevo, infatti, ebbe origine all’inizio del secolo passato, la prima guerra mondiale. A Sarajevo l’ultimo tragico conflitto del ’900. Sarajevo, città della sofferenza e della speranza. Giovanni Paolo II nella sua storica visita del 1997 chiamò Sarajevo la “Gerusalemme dell’Europa”.
Ma cosa è avvenuto a Sarajevo? Una guerra violenta e senza senso - come ogni guerra - che ha abituato molti a credere che i cattolici, gli ortodossi, i musulmani e gli ebrei non potessero più vivere insieme. Una contrapposizione tra Croati, Serbi, Bosniaci. Una realtà di popoli diversi che per secoli avevano vissuto insieme ad un tratto comincia a dividersi e a contrapporsi.
Io, come vescovo della città, ho voluto restare. Sono stato il pastore di tutti gli abitanti di Sarajevo. Non sono fuggito. Sono rimasto con la mia gente per tutti e quattro gli anni dell’assedio, condividendo giorno dopo giorno ogni dolore ed ogni tenue speranza di futuro. Ma c’era ancora un futuro? Quale futuro con oltre 11.000 persone uccise da bombe gettate a caso per tutto il giorno, dalla mattina alla sera, dai cannoni collocati sui monti che circondano la città? Duemila bambini morti, ebrei, cristiani e musulmani, i cui nomi oggi sono scritti insieme sulle cinque colonne in una piazza centrale della città “I bambini di Sarajevo”. E tanti altri che ancora sono colpiti da forme tumorali a causa dell’uranio impoverito usato nei bombardamenti… Eppure un futuro doveva esistere per tutti… Siamo cristiani, amiamo la vita, crediamo che un futuro possa sempre esistere, che la guerra non sia mai l’ultima parola.
Tanti i ricordi personali di quei lunghi, interminabili anni. Ho voluto essere il vescovo di tutti, dei cattolici, degli ortodossi, degli ebrei e dei musulmani, anche dei non credenti. Ho capito più a fondo che anche se nella violenza della guerra è più urgente e forse più chiaro, forse sempre, sì sempre, un vescovo è chiamato ad essere vescovo di tutti.
Ma vorrei anche parlare di quanto sia importante l’amicizia e il contatto con gli altri quando si è soli e circondati dal male, minacciati ogni giorno, assediati come a Sarajevo. Penso all’amicizia e alla profonda comunione con Giovanni Paolo II. Penso all’incontro con lui nel gennaio 1993, per la preghiera ad Assisi per i Balcani. Eravamo ancora durante l’assedio.
A vent’anni dalla tragedia della guerra e dell’assedio di Sarajevo vorrei annunciarvi con gioia che stiamo preparando con la Comunità di Sant’Egidio un grande incontro mondiale per la pace a Sarajevo. Si svolgerà dal 9 all’11 settembre prossimo e raccoglierà i rappresentanti delle chiese cristiane e delle grandi religioni, per dire insieme NO alla guerra, alla violenza, alla divisione. Per dire che il futuro esiste per tutti, ed esiste solo nel vivere insieme. Non c’è futuro senza convivenza, per Sarajevo, per la Bosnia e Erzegovina, per l’Europa e per il mondo intero.
Spero davvero che un grande messaggio di pace possa salire da Sarajevo e diffondersi per ogni terra ed ogni popolo, per il mondo intero. Sarajevo, città della divisione, della guerra della sofferenza possa diventare città del sogno della pace per l’Europa e per il mondo intero. Pace, convivenza ed uguaglianza. Invito tutti ad essere con noi a Sarajevo il prossimo settembre.

(*) Arcivescovo di Sarajevo

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S. Caterina da Siena