«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
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Politica - Elezioni amministrative

Scarsa affluenza alle urne

di Marco Zanini

La recente tornata di elezioni amministrative ha espresso alcuni insegnamenti sui quali val la pena di meditare. Il primo è il discredito, anzi il disprezzo, in cui è incorsa la classe politica in genere: nella storia d’Italia, pur ricca di scandali e di ombre, non si è mai riscontrato un tale rigetto dei cittadini verso i politici e i partiti. Nella prima fase delle elezioni un terzo degli elettori non è andato a votare; nella fase di ballottaggio si è astenuta la metà dell’elettorato: c’è da chiedersi quale grado di legittimazione politica e morale si possa riconoscere ad amministrazioni elette con queste percentuali. Si aggiunga che chi è andato a votare ha espresso spesso un voto di pura protesta, se non di dileggio: i voti alle liste ed ai candidati Grillo – Cinque stelle hanno chiaramente questo senso para-carnevalesco. I “grillini” saranno anche stimabili ed oneste persone, ma non hanno finora esposto nulla che possa definirsi pensiero o programma politico serio: tutto si è limitato a demagogia pura ed a generiche affermazioni di indefinite buone intenzioni. Il secondo dato, conseguente al primo, è la perdita di presa dei partiti sugli elettori. Il PDL è a pezzi. Berlusconi ha dilapidato il credito e le speranze con una condotta politica e personale che lo ha reso, “contennendo”, cioè disprezzabile, come dice Machiavelli a proposito di quel governante che si mostra «vario, leggiero, effeminato, pusillanime, irresoluto»; e senza Berlusconi il PDL è un guscio vuoto. Il PD ha retto in qualche modo, ma a costo di intestarsi successi riportati da candidati da lui non voluti; ed al suo interno ribollono sempre di più resistenze al segretario Bersani e contrasti sulle future alleanze. Gli altri partiti hanno mostrato la loro inconsistenza, con la parziale eccezione dell’IDV di Di Pietro, che a Palermo ha vinto: ma ha vinto con Leoluca Orlando, candidato anomalo e veterano di molte battaglie e di molti partiti. Il terzo dato è che gli elettori moderati che hanno rifiutato il PDL non si sono identificati in altri partiti, neppure nell’incolore “Terzo polo”, e hanno ripiegato sull’astensione. Ciò significa che c’è sulla piazza un cospicuo capitale di voti in cerca di un punto di riferimento; e come i capitali fluttuanti fanno impazzire le borse, così questo capitale fluttuante può far impazzire un sistema politico già corroso ed instabile. Il quarto dato è l’assenza dei cattolici da queste elezioni: nessun candidato si è rifatto ai valori cattolici che pure, in un contesto di amministrazione locale, sono fondamentali: sussidiarietà, welfare, famiglia, libertà di istruzione, rifiuto del “riconoscimento” delle unioni civili nelle anagrafi, ecc. L’afonia e l’irrilevanza dei cattolici segnalano quanto sia in crisi la loro rappresentanza politica, e quanto siano stati finora inefficaci certi appelli buoni a tutti gli usi.

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S. Caterina da Siena