«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.1 - Gennaio-Marzo 2015
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Editoriale

Un’osmosi a senso unico

Se l’Europa non è più cristiana è colpa nostra che abbiamo creduto ad ogni vento di dottrina!

di Silverio Peretti

La situazione non è migliorata, anzi è molto peggiorata rispetto all’accorato appello che la Congregazione per la Dottrina della Fede fu costretta a lanciare, in una Nota dottrinale del dicembre 2007, sulla crescente confusione di idee che ha fatto dimenticare ai cattolici il comando missionario di Gesù: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Marco 16, 15). Come se fosse «un attentato alla libertà altrui» o «un atteggiamento d’intolleranza». Per alcuni sarebbe stato sufficiente offrire una testimonianza di carattere sociale o sarebbe bastato «aiutare gli uomini a essere più uomini o più fedeli alla propria religione». Nella Nota si ribadiva invece che «la Chiesa… è necessaria alla salvezza», verità che non si contrappone al fatto che Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati». Oggi – proseguiva la suddetta Nota – «la legittima pluralità di posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato sull’assunto che tutte le posizioni si equivalgono». Inoltre «il rispetto per la libertà religiosa e la sua promozione non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene».
Sembra quasi che le parole del Magistero siano parole al vento: solo un’esigua minoranza, rispetto alla grande massa che si dichiara cattolica, le prende in seria considerazione e cerca di metterle in pratica. C’è da chiedersi se la testimonianza di certi Pastori abbia perso un po’ di efficacia, dopo aver a lungo subito passivamente l’influenza della mondanità, a rimorchio della cultura dominante, intrisa di occulto neopaganesimo.
Si sa che verba volant, exempla trahunt, quindi la perdita di vigore e di influenza formatrice potrebbe essere ascritta ad un venir meno nei Pastori della capacità di trasmettere ai fedeli l’autentico senso di Dio, anche se si parla di Dio e lo si prega. Avere il senso di una persona vuol dire innamorarsene, amarla sopra ogni altra cosa, concentrare su di essa la vita e, contagiosamente, trasmettere agli altri questo amore.
Nel Clero e negli Istituti religiosi il Signore è amato e servito, anche oggi, da uomini e donne devotissimi: nessuno potrebbe negarlo! Provo raccapriccio solo a pensare di giudicare gli ‘unti del Signore’, all’ultimo dei quali non sono degno neanche di sciogliere i sandali. Però a volte, almeno visibilmente, sembra che il Signore non sia il ‘valore-amore supremo’ dei sacerdoti e dei religiosi, nei quali il senso di Dio appare illanguidito.

Società civile e vita sacerdotale
Nella società civile l’uomo, con le sue battaglie per i ‘diritti’, ha acquisito uno spiccato senso della libertà e della giustizia, ma ha smarrito l’orientamento dei valori morali. Allo stesso modo, nella vita sacerdotale, l’eterna disputa tra progresso per attualizzare la parola di Dio (e renderla più ‘moderna’), e conservazione ha finito per penalizzare il senso della tradizione spirituale e religiosa. Si potrebbe pensare che, purtroppo, ci sia stata un’osmo¬si a senso unico, passivamente subita tramite la cultura, e quindi nociva per la vita interiore, comunitaria e pastorale dei sacerdoti e dei religiosi.
Il pensiero va automaticamente al saggio L’Avventura della teologia progressista, scritto negli anni Settanta dal compianto Padre stimmatino Cornelio Fabro, nel quale egli svolgeva, con il suo linguaggio franco, alcune profetiche considerazioni in merito all’affossamento da parte della cultura cattolica di quelle verità che fino a ieri si presentavano eterne e che «traevano da questa perennità l’efficacia di conforto sul male e di salvezza sul peccato». Quindi oggi raccogliamo quello che abbiamo seminato, e sono frutti velenosi: se l’Europa non è più cristiana è colpa nostra che abbiamo creduto ad ogni vento di dottrina!
Preghiamo per nostri Pastori affinché, messo da parte l’umano orgoglio, ritrovino la forza e il coraggio di annunciare e di testimoniare il Vangelo con la stessa parresia dei primi cristiani.

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S. Caterina da Siena